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Venite quando volete, ma per frequentare
i distretti dell'olio d'oliva extra vergine, bisogna venire in autunno:
la stagione più propizia per penetrare nel cuore di un territorio,
abitato dall'antichità e dedicato dalla Magna Grecia alla
coltivazione dell'ulivo, da cui frutti si estrae l'alimento essenziale
della cucina mediterranea. Scoprirete insieme alla bontà
dell'olio, un territorio ricco di archeologia greco-romana, di monumenti
arabo-normanni, di beni naturalistici, di arte contemporanea, di
archeologia agro-contadina.
L'appuntamento è nella val di Mazara, dove
si estendono vaste discese di uliveti, alle Rocche di Cusa
le antiche Cave da cui venivano estratte i massicci blocchi per
la costruzione dei templi.. Nascosti dalla vegetazione, si possono
ancora osservare blocchi incisi sul terreno o altri prodotti ad
essere trasportati, come se il lavoro si fosse fermato da oltre
due millenni. Dopo le Cave, attraverso uliveti, dove potrete incontrare
contadini dediti alla raccolta delle olive, si arriva a Campobello,
per visitare la Chiesa Madre, il Palazzo baronale e la raccolta
di oggetti del lavoro contadino con i suoi materiali. Il tour prosegue
a Selinunte, la grandiosa città della Magna Grecia, distrutta
dai Cartaginesi. Nell'acropoli, cosparsa di migliaia di pezzi di
granito, segni evidenti delle distruzioni, resistono al tempo il
Tempio di Apollo, una immensa opera architettonica greca che ancora
oggi affascina.
In puro stile gotico gli altri due templi, dedicati probabilmente
ad Atena e Giunone. All'interno del Parco Archeologico, si trova
l'Antiquarium. Qua e là ciuffi di prezzemolo (selion) che
ha dato il nome alla città ed ulivi, piante secolari che
testimoniano un legame antico Nelle immediate vicinanze, sul mare
del Canale di Sicilia, la spiaggia sabbiosa di Marinella che con
il suo piccolo centro abitato ha ridato vita al territorio selinuntino,
spopolato dalla distruzione cartaginese
.
Da Marinella, ad un chilometro circa, tappa obbligata
è la Riserva Naturale Orientata della Foce
del Fiume Belice. Un'area di vasto interesse naturalistico e paesaggistico:
vi nidificano il Beccamoschino, la Cannaiola, il Fratino e la Gallinella
d'acqua; la tartaruga Caretta caretta vi depone le uova. Vi crescono
piante di rare bellezza: il Papavero cornuto, il Fiordaliso delle
spiagge, le Violaciocche selvatiche, il Giglio marino. Passando
tra due ali di uliveti, avvolti dal profumo del mosto fresco, in
Contrada S. Teresa, fermatevi presso l'Enoagromuseum, dove troverete
l'accoglienza avvolgente del titolare di un'impresa vinicola dove
olio, olive, pane e vino sono padroni di casa accoglienti. Il museo
raccoglie oggetti macchine ed attrezzi di vari periodi della civiltà
contadina.
A pochi chilometri Castelvetrano, il centro propulsore
del Distretto della Nocellara del Belice, usata
per estrarre olio e per produrre olive da mensa di diverse tipologie.
La chiesa di S. Giovanni con un'opera del Gagini, la chiesa di S.
Domenico, con una copia dello "Spasimo di Sicilia" di
Raffaello, la chiesa Madre, con stucchi e decorazioni barocche ed
il Museo cittadino, con dipinti del '500 e del '600, sono da visitare
ad altre chiese ed alle piazze.
Da Castelvetrano, si passa per S. Ninfa per visitare
la Grotta carsica, lunga 1.350 metri, tappa naturalistica di notevole
interesse. I Ruderi di Gibellina sono la testimonianza della grande
potenza distruttiva della natura, a cui l'uomo contrappone la sua
creatività: il "Cretto" di Burri, una delle sculture
contemporanee più significative. Lasciati i Ruderi, avviatevi
con l'autostrada verso l'altro distretto dell'olio, entrando a contatto
con l'agro ericino attraverso un sistema di bagli rurali, ridotti
a pura archeologia, un tempo centri propulsori dell'economia agricola.
Passando lungo le strade secondarie si possono visitare Baglio Rizzo,
Baglio Vecchio, Baglio Sarbucia, Baglio Regalbesi, Baglio Tangi,
Case Magaddino, Case Maurigi.
Attraversata Valderice, località di villegiatura,
ricca di ville padronali, si raggiunge la località di San
Matteo, di fianchi si Monte San Giuliano, per visitare il Museo
Agroforestale, sito in vecchio baglio ristrutturato ricco di materiali
che testimoniano un'epoca ormai estinta. Nelle immediate vicinanze
la chiesetta di campagna a stretto contatto con resti paleocristiani,
quasi a d indicare una continuità storica abitativa di quest'area.
Mentre siete in zona, recatevi a Paceco per visitare
nella chiesa del S.S. Rosario l'unica cripta esistente, circondata
da un piccolo quartiere dalla tipica architettura spagnolesca del
seicento.
Adesso è il momento conclusivo del tour, fornitevi di un
contenitore di acciaio o di vetro scuro ed andate alla ricerca di
un oleificio in piena attività in uno dei comuni del distretto.
Resterete inebriati da tanto profumo e sapore, facendovi versare
un pò d'olio appena spremuto su una fetta di pane ancoa tiepido.
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