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Tutto il settecento vede
una costante espansione della produzione e dell'esportazione
da Trapani verso tutte le sedi del Mediterraneo europeo e, per
la prima volta, tra i grandi clienti si affacciano i nordeuropei.
Comincia quell'epopea
che vede il sale marino di Trapani indissolubilmente legato
alla produzione ittica nordeuropea e scandinava in particolare.
La superficie delle saline,
nel litorale che collega Trapani a Marsala, si estende fino
a consentire una esportazione di oltre 72.000 "salme"
(secondo l'unità di misura ancora in uso tra i vecchi
salinai), quasi 40.000 tons. (media del decennio 1771-1780).
La parentesi napoleonica rappresenta
un brusco stop alle possibilità di commercializzazione
e la prima, vera, grande crisi del settore. Alcune delle 24
saline produttive alla fine del '700 vengono abbandonate,
le esportazioni toccano punte minime di circa 2500 tonnellate
(o 5000 "salme", nel 1808-1809).
E' la preparazione al maggiore
boom che la storia delle saline di Trapani ricorda. Quello
che, attraverso tutto il secolo XIX porta un nuovo gruppo
di proprietari-imprenditori, a costruire sul sale delle ragguardevoli
fortune economiche. Adragna, Burgarella, D'Alì, Gianquinto,
Malato, Piacentino, Staiti, Todaro, sono i nomi che fanno
la storia delle saline di Trapani a partire dall'800.
Alla fine dell'800 l'attività
delle saline di Trapani raggiunge il suo massimo sviluppo
con quasi 1500 Ha di estensione complessiva (oggi sono 1200Ha
circa di cui il 75% in produzione) e la salicoltura trapanese
viene esportata di là dal mare.
Il valore delle saline, in pochi
decenni, si è in alcuni casi più che decuplicato
(un interessante saggio sull'economia del sale fino al secolo
XIX, del Prof. Orazio Cancila, è contenuto in "Le
Saline della Provincia di Trapani", di G. Mondini, edito
a cura della Banca del Popolo di Trapani nel 1999).
Giuseppe e Giovan Maria D'Alì
acquistano (passando attraverso l'enfiteusi) numerose saline
durante il periodo di espansione e costruiscono sul commercio
di sale e grano un impero economico di ragguardevoli proporzioni.
Nell'arco di un ventennio, dal 1835 al 1855, la produzione
passa dalle 30.000 tonnellate alle 100.000 tonnellate.
Il figlio di Giovan Maria, Giuseppe
amplia il patrimonio a lo consolida, costruendo una delle
più belle flotte mercantili del meridione d'Italia
e diversificando gli affari della famiglia con l'ingresso
nel settore dell'agricoltura. Il suo cognome si lega da questo
momento alla storia delle Saline di Trapani.
Il periodo di successo del sale
di Trapani prosegue a cavallo tra il secolo XIX e XX, fino
al secondo conflitto mondiale, e culmina con l'esportazione
della tecnologia e, diremmo oggi, del know-how, fino al Sud
della penisola arabica, nello Yemen, dove un imprenditore
trapanese, Agostino Burgarella, impianta una salina, e con
la quasi esclusiva del mercato della salagione del pesce scandinavo
e la grande esportazione verso il sudamerica.
I norvegesi hanno preferito,
fino al 1960, fare mille miglia di mare in più ma approvvigionarsi
a Trapani per salare il loro pesce, piuttosto che acquistare,
più a buon mercato, il sale spagnolo, per non parlare
del sale di miniera, addirittura inutilizzabile, e con loro
gli argentini e tutti coloro che hanno avuto bisogno di sale
di qualità.
Negli anni '20 dello scorso
secolo, a Trapani, i maggiori produttori di sale avevano dato
vita alla SIES, Società Italiana Esportazione Sali,
come società di commercializzazione del prodotto, costituita
dai proprietari delle saline, guidati dall'avv. Giulio D'Alì
Staiti e dal figlio, ing. Giacomo D'Alì Staiti.
Nel secondo dopoguerra i margini
di reddito delle saline si assottigliano enormemente: la produzione
ed il commercio del sale, strangolato sul mercato interno
dalla natura monopolistica della distribuzione sul territorio
continentale italiano, sul mercato estero dai crescenti costi
di trasporto e dalla vertiginosa crescita del costo della
manodopera, sembrano attività destinate ad estinguersi,
seguendo la sorte delle saline della costa est della Sicilia,
ad Augusta e Capo Passero, e del Nord Adriatico.
Ma a Trapani la risposta alla
sfida del mercato era stata preparata per tempo: la SIES da
società di commercializzazione si era trasformata in
società di produzione, la Società Italiana Estrazione
Sale. I proprietari di dodici saline tradizionali aderenti
alla vecchia SIES avevano conferito i terreni alla nuova azienda,
e la nuova SIES aveva avviato il processo di industrializzazione
dell'attività, meccanizzando le operazioni di raccolta
e concentrando le vasche cristallizzanti nell'area dell'antica
salina Ronciglio, vicina allo stabilimento di lavorazione
e all'area portuale di caricazione. Protagonista della trasformazione
il Dott. Antonio D'Alì Staiti, allora Amministratore
Delegato della SIES, oggi Presidente della SOSALT, la ragione
sociale che la maggiore azienda del settore ha oggi assunto.
In attesa della liberalizzazione
del mercato nazionale il sale trapanese ha un sicuro mercato
di sbocco nell'area scandinava, che ne assorbe gran parte,
anche se a prezzi molto bassi. La riconversione industriale
è portata a termine nel 1963.
Ma la catastrofe arriva dal
cielo. Nel 1965 un'alluvione devastante sotterra tutti gli
sforzi sotto una coltre di fango. La mancata bonifica di un
torrente che taglia l'area delle saline di Trapani e Paceco,
il Lenzi e Baiata, determina un'esondazione terrificante:
Trapani registra 9 morti causati dagli effetti dell'onda di
piena, mitigata solo proprio dalla presenza della vasta area
depressionaria delle saline, che ne assorbe la gran parte.
La sorte delle saline di Trapani
sembra segnata. Le piccole saline e società di trasformazione
non riunite nella SIES, realtà artigianali con volumi
esigui appaiono destinate ad essere travolte, come lo erano
state le saline della Sicilia orientale e dell'alto Adriatico.
L'attività dei piccoli
produttori langue, ma prosegue in regimi di ristrettezze e
con prospettive economiche a dir poco asfittiche. L'azienda
principale, la SIES, andata in liquidazione, passa sotto il
controllo dell'Ente Minerario Siciliano, scrivendo una delle
pagine più buie della storia recente delle saline di
Trapani.Ancora la volontà incrollabile e la passione
dei produttori di sale consentono la revoca della liquidazione
della SIES, e, l'11 luglio 1980, la ripresa, in proprio, della
produzione di sale.
I piccoli proprietari e trasformatori
sopravvissuti alla crisi degli anni '70, con la ferrea volontà
della ragione e sicuri di quello che ritengono il miglior
sale del mondo, ricominciano a sperare in una nuova stagione
di lustro per il più tradizionale dei prodotti trapanesi. |